Archivio della Categoria 'leggere..'

Madame Bovary

Iris, martedì 2 settembre 2008

Madame Bovary esce nel 1856, ed è uno dei più grandi romanzi della storia della letteratura, considerato come il primo esempio di femminismo. A mio parere, del tutto suggestivo e coinvolgente, ed uno dei migliori che abbia mai letto.

Ritengo il libro un vero capolavoro, insomma. Mi colpisce soprattutto lo stile dell’autore, sempre alla ricerca, come lui stesso amava affermare, del termine giusto per definire eventi, luoghi o personaggi.
Proprio per questo, lo scorrere del romanzo è lento, ed allo stesso tempo piacevole. La dovizia di particolari, infatti, mi ha permesso di immergermi totalmente nel periodo storico ottocentesco, quale io amo di più. Continua…

Sto leggendo..

Iris, giovedì 1 novembre 2007

Contro i giovaniTitolo: Contro i giovani
Autori: Tito Boeri, Vincenzo Galasso
Editore: Strade Blu Mondadori, 2007

L’Italia è certo il paese occidentale più protettivo nei confronti dei propri figli. Siamo una delle società in cui il sostegno delle famiglie ai giovani è più forte e in cui la permanenza dei figli tra le mura della casa in cui sono nati è più lunga. Ma il risultato di questa condizione eccezionale è che proprio gli italiani, che tanto sembrano fare per i loro discendenti, sono, fra tutti i paesi sviluppati il popolo che più sta agendo contro i giovani.

E’ una situazione paradossale, ma è davvero così: l’amore sterminato dei genitori italiani per i propri figli non ha frenato la più massiccia redistribuzione di risorse dalla generazione dei figli a quella dei genitori di cui si abbia traccia in epoca recente. In poco più di dieci anni abbiamo raddoppiato il nostro debito pubblico e promesso pensioni molto generose, nonostante il calo della fertilità e l’allungamento della vita: su ogni giovane italiano oggi gravano ottantamila euro di debito pubblico e duecentocinquantamila euro di debito pensionistico. Lo abbiamo fatto non tanto per costruire infrastrutture, migliorare la qualità dell’istruzione o della vita nelle grandi città, ma per pagare pensioni d’invalidità a volte di dubbia assegnazione, creare posti pubblici spesso inefficienti, concedere baby pensioni e generose pensioni di anzianità, cedere alle pressioni di rappresentanze di interessi specifici e di breve respiro. Continua…

XVII|XVII

Mike, giovedì 24 novembre 2005

(tratto dai sonetti di Shakespeare)

William Shakespeare

Chi mai crederebbe in futuro ai miei versi
se fossero ricolmi dei tuoi eccelsi pregi?
Eppure, lo sa il cielo, non sono che tomba
che la tua vita celano, e solo metà dei tuoi tesori additano.
Potessi io ritrarre la bellezza dei tuoi occhi
e in nuovi versi enumerare le tue grazie,
l’età futura direbbe: “Sono menzogne di poeta,
mai sì celesti tratti toccarono volti umani”.
E i miei scritti, ingialliti dal passare del tempo,
sarebbero dileggiati come farneticare di rimbambito,
e le meritate lodi come eccessi di fantasia,
rime esagerate di vecchia cantilena.
Ma se un tuo bimbo allora vivesse,
tu due volte vivresti: in lui e nel mio canto.

(Sonnets of William Shakespeare)

William Shakespeare

Who will believe my verse in time to come,
If it were fill’d with your most high deserts?
Though yet, heaven knows, it is but as a tomb
Which hides your life and shows not half your parts.
If I could write the beauty of your eyes
And in fresh numbers number all your graces,
The age to come would say ‘This poet lies:
Such heavenly touches ne’er touch’d earthly faces.’
So should my papers yellow’d with their age
Be scorn’d like old men of less truth than tongue,
And your true rights be term’d a poet’s rage
And stretched metre of an antique song:
But were some child of yours alive that time,
You should live twice; in it and in my rhyme.

La storia..

Iris, venerdì 11 novembre 2005

(brano tratto da Mondo Piccolo di G. Guareschi)

editoriLa storia non la fanno gli uomini: gli uomini subiscono la storia come subiscono la geografia. E la storia, del resto, è in funzione della geografia. Gli uomini cercano di correggere la geografia bucando le montagne e deviando i fiumi e, così facendo, si illudono di dare un corso diverso alla storia, ma non modificano un bel niente, perché, un bel giorno, tutto andrà in catafascio. E le acque ingoieranno i ponti, e romperanno le dighe, e riempiranno le miniere; crolleranno le case e i palazzi e le catapecchie, e l’erba crescerà sulle macerie e tutto ritornerà terra. E i superstiti dovranno lottare a colpi di sasso con le bestie, e ricomincerà la storia.

La solita storia.

Poi, dopo tremila anni, scopriranno, sepolto sotto quaranta metri di fango, un rubinetto dell’acqua potabile e un tornio della Breda di Sesto San Giovanni e diranno: ‘Guarda che roba!’ E si daranno da fare per organizzare le stesse stupidaggini dei lontani antenati. Perché gli uomini sono delle disgraziate creature condannate al progresso, il quale progresso porta irrimediabilmente a sostituire il vecchio Padreterno con le nuovissime formule chimiche. E così, alla fine, il vecchio Padreterno si secca, sposta di un decimo di millimetro l’ultima falange del mignolo della mano sinistra e tutto il mondo va all’aria.